Rosarno. Il prezzo delle clementine

Idee, Vetrina 12 gennaio 2010 | lascia un commento

A Rosarno, uno dei ghetti del profondo Sud d’Italia, migliaia di migranti sfruttati nei campi, costretti a vivere in condizioni disumane, ridotti in schiavitù e infine perseguitati e deportati. È una tragedia annunciata perché si ripete, a distanza di un…

A Rosarno, uno dei ghetti del profondo Sud d’Italia, migliaia di migranti sfruttati nei campi, costretti a vivere in condizioni disumane, ridotti in schiavitù e infine perseguitati e deportati. È una tragedia annunciata perché si ripete, a distanza di un anno, una rivolta fomentata dall’odio razzista e dalla ‘ndrangheta. Ma quello che è accaduto sulla Piana di Gioia Tauro è  soltanto l’ennesimo segnale della grave condizione di disagio e di mancanza di diritti dei cittadini immigrati in Italia. Ciò è ancor più vero nel Sud del Paese, dove l’economia agricola si basa essenzialmente sulla manodopera straniera a basso costo, la forza-lavoro stagionale rappresentata dai migranti è indispensabile durante la raccolta di frutta, verdura e ortaggi. Una guerra tra poveri dove a beneficiarne sono quelli che stabiliscono i prezzi dei beni agricoli, che lucrano sulla distribuzione, per cui un chilo di arance viene pagato a 12 centesimi di euro sul campo e arriva a più di un euro sulle nostre tavole. Un sistema che impone al lavoratore immigrato, con o senza permesso di soggiorno,  di lavorare 10-12 ore al giorno per pochi euro.

Le condizioni di sfruttamento della mano d’opera bracciantile extracomunitaria risultano incompatibili con la permanenza dentro i confini dello stato di diritto. Ad essere fuori da questa cornice non sono perciò, come crede qualcuno, soltanto i protagonisti della vicenda in atto, cioè le vittime dello sfruttamento e i loro carnefici, ma l’intera porzione di territorio nazionale che trasforma in denaro per gli occidentali lo sfruttamento degli immigrati extracomunitari.

Il ripristino della “legalità” non consiste nell’allontanamento degli immigrati africani o nella loro espulsione e trasferimento nei centri di segregazione come il Cie barese, ma nella critica politica e sociale del loro sfruttamento e nella conseguente abolizione dello stesso attraverso gli strumenti della legalità repubblicana.

A pochi mesi dall’approvazione del pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, si determina sempre più concretamente un contesto sociale dove i più deboli, gli invisibili sono merce da sfruttare. Sono le politiche securitarie del governo a determinare la clandestinità di centinaia di migliaia di persone e, malgrado la mera propaganda, ad aumentare il senso di insicurezza degli stessi cittadini italiani.

L’impegno di alcuni sindaci, come quelli di Badolato, Riace e Caulonia, proprio sui temi dell’accoglienza (documentato anche dal film “Il Volo” di Win Wenders), ha mostrato invece che le amministrazioni locali possono intervenire su queste pratiche e generare forme di imprenditoria etica e solidale, non imperniate sulla massimizzazione del profitto. È un esempio che dovrebbe seguire anche l’Amministrazione di Altamura che nulla ha fatto in questa direzione, nonostante sia uno dei comuni pugliesi con una consistente presenza di lavoratori  extracomunitari.

Il caso Rosarno è dunque un caso nazionale. Perché è un prodotto delle politiche sulla sicurezza e un episodio del generale clima di intolleranza che si respira in Italia, perché è un caso umanitario, perché  è un episodio dello sfruttamento comune che si registra nelle campagne del Sud, perché è un prodotto della questione meridionale, perché si interseca con la questione mafiosa, perché occorre ripristinare l’agibilità politica e democratica in Calabria come nel resto del Paese.

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Altamura
11 gennaio 2010

Puoi scaricare il volantino quì

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